Rotolando verso me


Non c'è meraviglia più grande che aprire gli occhi al mattino e vedere il tuo dolce viso. 

È come essere accarezzati da un tiepido raggio di sole, come avere il buongiorno da una farfalla che delicata mi sfiora la pelle con le ali, come aprire le narici al profumo di un fresco fiore selvatico.

Mi sveglio e ti guardo, piccola come sei, con le lunghe linee degli occhi chiusi, il nasino perfetto e la bocca di fragola; i ricci ribelli che si espandono sul cuscino, in un'aura dorata che ti incornicia il visino dalla forma e dal profumo di mela; la fronte spaziosa che immagino nasconda sogni di bimba, fatti di fate e streghe, mare e sabbia, pesciolini e tartarughe, ritornelli e ritmi.

Un pancino rotondo, le braccia morbide, le gambe lunghe e distese, le manine ed i piedini da baciare e mordicchiare. Dormi beata nell'amore delle persone che ti adorano.


E quando spalanchi gli occhi, un mare cristallino mi inonda. 

Mi guardi, già sorridente, scrutando il mio volto e con lo sguardo fisso nel mio, prima di pronunciare, con la vocina sottile ma decisa: «Jaja!». 

È così che cominciano le mie più belle giornate ed è così che vorrei cominciare tutti i giorni della mia vita.


Pink


Amo le donne.

Amo i loro lunghi colli affusolati che d'estate si scoprono dai vestiti e dai capelli e spargono un odore di freschezza. Potrei impazzire quando osservo il modo in cui, con estrema nonchalance, legano le soffici chiome fluenti in nodi perfetti quanto improvvisati, che lasciano cadere distrattamente qualche ciocca sulle spalle o sul viso. Con delicatezza scostano piccoli ciuffi ribelli dagli occhi e li raccolgono con maestose piroette delle mani dietro le orecchie.

Amo i loro occhi scrutatori e pensierosi, che sorridono ammalianti all'incrocio con un estraneo. Le labbra polpose, rosee e attraenti, che si schiudono dolcemente poco prima di emettere i suoni profumati delle loro corde vocali. Posso sentire il fruscio della lingua che le bagna di saliva quando parlano troppo.
Le morbide mani curate accarezzano il mondo, l'aria e la luna.
Gli ampi ventri accoglienti sono il ricettacolo di pensieri, emozioni e sentimenti. Li sentono dentro, pensieri, emozioni e sentimenti, nello stomaco, e li qualificano in base ai moti viscerali che animano i loro corpi leggiadri.

E poi le scie di profumo che lasciano al loro passaggio. Fragranze indistinguibili che prendono vita al contatto con la pelle e si diversificano in base alla donna che le vaporizza su di sé.
La cura dei dettagli, gli accessori, i colori ed i suoni impercettibili del loro corpo le rendono splendide nella loro complessità. I tacchi che calzano come guanti ai loro piedi leggeri e veloci e l'andamento dondolante delle loro passeggiate.


Possono arrivare ovunque vogliano.




Masse e Mosse


Una folla da delirio. Volti anonimi mi trascinano in una direzione a senso unico come un fiume in piena. 
Non mi sembra che io stia usando i miei piedi per muovermi; ho la sensazione di scivolare su pattini a rotelle che non controllo. Mi guardo intorno e penso che tutto sommato non è male questo stato. I volti anonimi hanno espressioni piuttosto allegre. Sono vestiti di colori sgargianti ed hanno occhi brillanti. Magari l'ondata di gente mi porterà in un bel posto. 
Tuttavia non riesco a lasciarmi andare perché mi sento soffocare. L'aria non circola nel fitto reticolo umano. Riprendo il controllo dei miei piedi e della mia testa e, cercando di divincolarmi tra gli spintoni, trovo riparo in un angolino dove respirare aria, decisa a rilanciarmi nell'ondata non appena i miei polmoni e la mia pelle saranno sazi di ossigeno. 

Continuo a guardarmi intorno incuriosita. È sera ma è caldo; mi sento come se fossi chiusa in un'enorme campana di vetro, in cui non penetra aria dall'esterno. Alzo gli occhi al cielo in cerca di una stella a farmi compagnia, e ne vedo tre. Penso che sia un buon segnale.
Sento la sabbia fresca sotto le piante dei piedi bollenti. Abbasso la testa e mi accorgo di essere scalza. Incredula mi guardo intorno. Dalla folla mi salta agli occhi una testa di capelli scuri. Vedo solo lui e il resto della massa diventa una distesa di teste tutte uguali. Potrei riconoscerlo tra milioni di corpi, il suo. È alto e slanciato. Ha un odore che scalda il mio olfatto e lascia un disegno immaginario di molecole rarefatte nell'aria, che non posso non seguire. Si muove in un modo che parla alla mia pelle e la risveglia di sensazioni inattese, fresche come pioggia d'estate e calde come raggi del sole in inverno. 

Lui si volta al mio implicito richiamo e mi guarda con i suoi occhi scuri. Ma lo sguardo non è quello di sempre. Profondo, ammaliante, scuro e sicuro, misterioso, compiacente e compiaciuto, complice. Il suo braccio non mi afferra per la vita e mi avvicina con decisione a sé. Le sue labbra non sono calde. I suoi denti non mi mordicchiano. Le sue dita non mi accarezzano come a suonare il mio corpo che è un pianoforte.

Mi volta le spalle e continua per la sua direzione, perdendosi nella folla e cancellando volutamente ogni traccia di sé. 

Non sento più il suo odore. Mi sento smarrita, ora. Ma non mi viene da chiedermi il perché. Non ne ho il tempo, ora, perché apro d'istinto gli occhi. 

Mi volto e lui dorme, ignaro, accanto a me. Era solo un sogno.


Toli-Toli

Dedicato a chi...


Si sveglia al mattino con un sorriso candido ed imperturbabile; a chi apre gli occhi e sta già in moto per una nuova giornata, vigile e scattante per non perdere neppure un attimo di vita.

A chi accoglie ogni risveglio con le braccia aperte, la curiosità di scoprire, la voglia di correre ed il desiderio di cantare.

A chi un nuovo giorno è diverso dal precedente, perché vede aspetti della realtà sempre nuovi e si predispone a cogliere con il giusto entusiasmo la bellezza e l'unicità di ogni petalo di mille fiori della stessa specie eppure vari.

A chi la creatività è talmente incontenibile che sprizza dalla testolina ed esplode anche nella indomabilità della soffice chioma.

A chi la sete di conoscere si manifesta nell'analisi delle componenti più piccole della realtà, perché ciascuna monade ha una vita a sé ed è un micro-cosmo nel grande ed unico cosmo di sintesi.

A chi così presto ha saputo riconoscere l'ironia e farla propria, utilizzandola con grande maestria per prendersi gioco di adulti che, arresi di fronte a tanta perspicacia, cadono completamente innamorati.

A chi guardando negli occhi con aria di furbizia mista ad innocenza, cerca tutto e subito, poiché il differimento delle esigenze e dei desideri non è assolutamente previsto nel dizionario del proprio modo di esistere.

A chi sa sciogliere le persone con una frase buffa; a chi spiega gli eventi secondo la logica del proprio esclusivo punto di vista; a chi usa un vocabolario personalizzato che gli altri devono imparare e condividere.

A chi strappa e getta via ogni pensiero dalla mente che incontra perché si espande in essa con travolgente tempestosità e ne occupa gli spazi ed i tempi con la proprietà colmativa ed adattiva di un fluido in un contenitore.

A chi stringe talmente forte con le braccia e con la tenerezza da accarezzare i sensi ed i sentimenti.

A chi è così grande nella sua minuscola indifesa piccolezza.


Dedicato a Giulia.


La luna e Layla

Layla aveva lo sguardo di chi la sa lunga. Due occhi neri profondi, dal taglio orientale, sottolineati da sopracciglia perfette che ne seguivano il contorno allungandosi verso le tempie; ciglia lunghissime che si aprivano come ventagli di Siviglia e sbattevano delicatamente con le palpebre in sinergia con ogni parola che proferiva, quasi a voler rimarcare il ritmo dei suoi discorsi. 
La pelle doppia e scura, liscia e profumata, era un involucro perfetto per contenere i segreti della sua anima; celava gelosa i tumulti che scorrevano nelle vene pulsanti delle più disparate emozioni. I capelli erano l'unico segnale evidente della sua vivace irrequietezza: cambiavano colore e taglio ogni volta che cambiava il vento. Ed ultimamente il ciuffo che ribelle le copriva l'occhio sinistro le conferiva un'aria di insicurezza che proprio non le si addiceva. Occhio sinistro come sinistri erano alcuni dei suoi pensieri. 

Li nascondeva bene riempiendo ogni attimo del tempo – dimensione a cui, peraltro, non dava alcun peso - tra lavoro ed attività di libero sfogo per l'immaginazione ed il romanticismo. Sì perchè in fondo, Layla, era un'inguaribile romantica. A volte viaggiava in una dimensione sconosciuta ai più, abitata da fatine e folletti, un mondo in cui il male, la controparte del bene, non esisteva ed ogni essere vivente era beato in un perenne stato di estasiante benessere. Era questo il mondo che Layla sognava. 
Nonostante ogni volta che cadeva fosse immediatamente pronta a rialzarsi, dentro di lei ciascuna caduta era un tatuaggio che improvvisamente compariva in un angolo remoto del corpo della sua mente. Nonostante apparisse agli altri come una persona dotata di incredibile forza interiore e pronta ad agguantare le armi di fronte a chi tentasse di cancellare il suo bel sorriso, ogni volta che un raggio di sole l'accarezzava aveva paura che potesse trasformarsi in una lingua di fuoco che avvolgendola l'avrebbe bruciata. I suoi incubi erano la riproduzione a valenza negativa dei suoi inafferrabili sogni ad occhi aperti. Erano le lingue di fuoco a farle sbarrare gli occhi nel buio pesto delle notti insonni; erano i tatuaggi del corpo della sua anima che dolendole la costringevano a perdere il sonno ed i sogni. 

Ma Layla era caparbia e testarda ed andava dritta per la sua strada, e non si fermava finchè non otteneva quello che si era messa in testa. Anche nelle relazioni sentimentali vigeva trionfante questo modo di essere. Conquistare per lei non era corteggiare, circuire, convincere; era far aprire la mente a verità così palesi ai suoi occhi e così inesistenti per chi era oggetto delle sue attenzioni, prima di incontrarla. Conquistare per lei equivaleva a disvelare immediatamente la sua bellezza disarmante, dandosi completamente e senza riserve noncurante dei tatuaggi, delle scottature e di tutto il resto. 
Perchè Layla era così, e nessun tatuaggio e nessuna bruciatura avrebbero potuto cambiare la ricchezza dello scrigno che apriva ogni volta che la sua testa partiva e i suoi pensieri erano monopolizzati ed il suo sangue fluiva impazzito come un fiume in tempesta, come per l'effetto della luna che attrae le immense acque del mare verso di sé. 
Lei era così e sarebbe stata così anche questa volta che una nuova luna aveva mescolato i suoi pensieri, annebbiato i vecchi brutti ricordi, attratto ogni goccia d'acqua del suo corpo verso di sé.  


Calore d'infanzia

Ricordo sensazioni olfattive di fumo di stufa miste all’acquolina di bambina stimolata dal profumo di cene caserecce. 
Ricordo la casetta di mia nonna. Un piccolo nido familiare capace di mescolare entusiasmi incontenibili di bambini ubriachi negli echi di risate domestiche. 

Quella casetta nascondeva in ogni suo angolo, sotto i letti, nei cassetti della biancheria, nelle dispense, sotto il tavolo, innumerevoli storie di tradizioni popolari, che all’occorrenza venivano rievocate e raccontate a noi bambini nelle serene riunioni di famiglia. 

È nitida nella mia mente l’immagine della nonna che con convinzione e decisione prendeva la scopa dal ripostiglio per accomodarla davanti alla porta ogni notte di Natale, prima di spegnere le luci ed invitare tutti ad andare a letto. 
«Durante la notte di Natale, si muovono nel buio strane creature, figlie delle tenebre che escono allo scoperto solo in certi giorni dell’anno. Sono creature femminili, eteree, dagli occhi infossati e dai capelli spettinati; indossano abiti vecchi e stracci e si muovono in assoluto silenzio, senza poggiare i piedi per terra. Vagano per le strade, passando di casa in casa; entrano dalla porta e furtive si infilano nelle camere da letto dormienti, in cerca di anime da rubare. Ma queste stesse creature sono estremamente curiose e possono perdere tanto tempo ad analizzare i dettagli delle cose in cui si imbattono. Perciò noi dobbiamo poggiare la scopa davanti alla porta. Le creature delle tenebre si mettono a contare le setole una ad una; ma contando contando, perdono il filo ed ogni volta devono ricominciare da capo. Così il tempo scorre, senza che loro se ne accorgano, ed arriva l’alba. Il sole che sorge le porta via con sé nella luce di un nuovo giorno».







Punti di vista



«Davvero credi che sia tu ad essere sbagliata?». Annette rimase un minuto in silenzio; roteava lo sguardo nel vuoto allo stesso modo in cui roteava il contenuto della tazza in cerca di una risposta. Anzi, ce l’aveva la risposta, ma sperava che dalla sua bocca sarebbe uscita una verità comoda piuttosto che la verità di cui era convinta.

«Vedi, George, è che io sono abituata a mettermi in discussione, sempre. Tu la chiami insicurezza; per me è solo mettersi costantemente in gioco; non riesco ad essere immune al punto di vista altrui, ho bisogno di considerarlo per avere una comprensione più reale delle cose».
Intanto tamburellava con le dita sul tavolo e agitava smaniosamente, con un ritmo forsennato e sistematico, la gamba destra.
«Ancora una volta, ci stiamo riferendo allo stesso concetto dandogli un nome diverso. Quello che tu chiami essere aperta a considerare il punto di vista degli altri, per me è volere a tutti i costi ricevere la loro approvazione – aggiunse George -. Ma vedi, Annette, dovresti imparare a non far oscillare i tuoi umori in base ai comportamenti degli altri».

«Il punto è che io ho scoperto cosa rende gli esseri umani inquieti» - «Sentiamo un po’, sono curioso» irruppe George strofinandosi la mascella. «È la mancanza di progetti- continuò Annette - che rende l’uomo inquieto. Che ti fa vivere in attesa di qualcosa che tarda ad arrivare, a dispetto di tre quarti di pianeta che si ostinano a dirti “arriverà”. Che ti fa frullare ogni secondo nella testa il pensiero di un cambiamento radicale, ma non ti fa muovere di un passo, né avanti, né indietro. Poi ti guardi intorno e vedi che tutti gli altri trascorrono le loro giornate in funzione di qualcosa ed hanno un piano: la realizzazione personale, il lavoro, l’appagamento sentimentale, i figli. E non sto parlando esclusivamente di progetti a lungo termine. Anche chi professa di vivere alla giornata, ha un progetto per quella giornata. Oziare, vedere il tramonto, vivere alla giornata, anche quelli sono progetti. E quando non ce l’hai tutto questo?». 
«Si chiama depressione, Annette mia».


Annette si alzò pensierosa dalla sedia del caffè, guardando George con rigidità ma con un senso di liberazione impresso sul viso. Aveva scoperto un’altra grande verità.