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Visualizzazione dei post da Maggio, 2017

Signori si nasce

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Cantine aperte: ma che bella iniziativa!
Vado con gli amici a visitare la più antica cantina irpina. 

Sotto un vivido sole di maggio che mette a dura prova le capacità attentive, ascoltiamo incuriositi un po' di storia. 
Il gruppo di visitatori è rivolto, compatto, verso l'oratore. Ma due note stonate si impongono alla mia vista. Una donna, sulla cinquantina, seduta sul muretto, con le ginocchia tirate al petto e grandi occhiali neri, rivolge il viso al sole; ha i lobi adornati da due grandi orecchini dorati e sfoggia un abbigliamento che, a primo impatto, appare curato. Subito davanti a lei, un bambino, di circa otto anni, con riccioletti biondini a caschetto, fotocopiando l'atteggiamento alternativo della donna, siede con la medesima postura.
Finalmente il gruppo gode di un po' di frescura nel proseguire il percorso all'interno della cantina umida; segue le spiegazioni della guida che intanto continua ad illustrare storia, luoghi, strumenti e produzione della bevand…

La rinascita

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Sergio si recava al lavoro tutte le mattine con lo stesso autobus. Era molto stanco della vita da pendolare: unico aspetto che quasi esclusivamente, conferendogli un'aria stanca, pesava sull'età che dimostrava. Aveva i capelli bianchi e leggermente radi sullo scalpo; alcune mattine preferiva indossare gli occhiali scuri per nascondere le occhiaie, mentre proprio mai riusciva a nascondere ai suoi occhi quel tremore alla mano sinistra che lo affliggeva e lo faceva sentire tremendamente, inesorabilmente vecchio.
Nessuno avrebbe notato quel tremore, se solo avesse evitato di utilizzare in maniera preponderante la mano in questione: sembrava, al contrario, voler sottolineare la sua sofferenza, come un tentativo di sventolare bandiera bianca al cospetto della vita, accettando quella croce con rassegnata autocommiserazione.
Tuttavia, si rendeva assolutamente evidente una sola caratteristica che stonava con il suo atteggiamento altrimenti passivo: il portamento.
Chiunque avrebbe potu…

'Mi sa che fuori è primavera' di Concita De Gregorio

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Non avrei potuto rimanere indifferente a questo titolo, dato che da anni seguo assiduamente Chi l'ha visto
Il programma, naturalmente, ha poco di romanzato. I parenti delle persone scomparse sono visibilmente sofferenti, dilaniati, disperati; ma tali emozioni convivono con lo stampo giornalistico-d'inchiesta della trasmissione solo in quanto difficilmente dissimulabili durante le ricostruzioni dei fatti, nelle testimonianze, negli appelli.

Tutta l'emozione associata alla perdita di due figlie che sia intelleggibile, comprensibile, contenibile, sopportabile, afferrabile, immaginabile, ti assale, al contrario, fin dall'apertura del libro. Due figlie, due gemelle di sei anni, di cui non si ha più alcuna notizia. 
Irina è una em shakula, una thakla, una vilomah, una charokammenos, ovvero una madre che perde un figlio, come è possibile indicare, rispettivamente in ebraico, in arabo, in sanscrito ed in greco moderno. Non esiste una parola corrispondente nelle diverse lingue e…

'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee

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Ho sentito parlare molto di questo romanzo.  Quando Harper Lee è venuta a mancare mi sono imbattuta in un breve servizio al telegiornale, di cui ricordo soltanto il fotogramma di un affascinante Gregory Peck sotto il tipico porticato di una casa statunitense. Il volume era già nella lista di titoli in cui a breve mi sarei immersa. 
Ma che grande sopresa che è stato questo meraviglioso romanzo. Sapevo che trattasse di discriminazione e così credevo, erroneamente, che avrei letto una storia pesante, difficile da seguire. Mi sbagliavo completamente. Sono gli occhi di bambina a raccontare il tutto; gli occhi di una bambina impertinente, sveglia ed intelligente, Scout, che fa coppia fissa con il fratello, Jem.  E' stato proprio il modo innocente e semplice di raccontare fatti così dolorosi a farmi innamorare.  E' un racconto da cui si può facilmente trarre spunto per approfondire delle vicende: le conseguenze della guerra di secessione, la difficoltà di rinunciare alla schiavitù quale …

La folla

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'Bianca come il latte, rossa come il sangue' di Alessandro D'Avenia

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Un'amica, incuriosita dall'ultimo libro di D'Avenia, me ne parla entusiasta, consigliandomelo. Una volta in libreria, scopro che il volume non è tra i più economici. Così, decido di optare, completamente alla cieca, per il primo grandissimo, indiscusso successo di D'Avenia: Bianca come il latte, rossa come il sangue, rimandando l'acquisto della novità ad un secondo momento, anche per conoscere lo stile dello scrittore e testarne la compatibilità con il mio gusto personale.
Apro il libro e mi accorgo che il protagonista, nonché voce narrante, è un adolescente. Oh, no: non è una fascia d'età che mi attrae in modo entusiasmante. Al contrario, mi irrita la sfrontatezza che caratterizza le abituali interazioni degli adolescenti, allo scopo di apparire brillanti agli occhi degli altri; l'abilità di cogliere e sottolineare le vulnerabilità altrui per ingigantire il proprio ego; la sfida aperta con chiunque rappresenti un'autorità; la necessità di mettere alla pr…

Sogni e libertà

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Ecco la risposta. Incenerire i sogni. Bruciare i sogni è il segreto per abbattere definitivamente i propri nemici, perché non trovino più la forza di rialzarsi e ricominciare. Non sognino le cose belle delle loro città, delle vite altrui, non sognino i racconti di altri, così pieni di libertà e di amore. Non sognino più nulla. Se non permetti alle persone di sognare, le rendi schiave.

Alessandro D'Avenia, "Bianca come il latte, rossa come il sangue"