Letture dal mondo



La città che ricorre nel romanzo trasmette il suo fascino in ogni pagina. Sembra strano, ma è una città sentita, viva, appassionante, viene donata al lettore in tutto il suo splendore. Pur non essendoci mai stata, me ne sono innamorata! Mentre leggevo, ne sentivo i profumi; immaginavo i colori e ne percepivo i rumori.

A volte l'ambientazione di un romanzo fa solo parte della scenografia; in altri casi, invece, è parte attiva e dinamica delle vicende narrate. Non è solo strade, abitazioni, acque che ne bagnano le sponde, gente che la popola. E' un'entità vivente, con un'anima propria, che viene colta con maestria dalla penna del narratore.

Per me è stato il caso di La piccola dea della fertilità.

Avrei preso seduta stante l'aereo per andare a visitare Lisbona.

In seguito, mi è successo qualcosa di analogo con L'eco lontana delle onde del Nord. Una Germania settentrionale tutta da vivere.

Buon viaggio, lettori!

Libro vuol dire libero 



 

Visioni frammentate

 



Pietro le era esploso nel petto e migliaia di frammenti aguzzi le scorrevano nelle vene straziandole la carne.

Adesso capiva cos'era l'amore, quella cosa di cui si parlava tanto nei libri della mamma.

L'amore sai cos'è solo quando te lo levano.
L'amore è mancanza.


'Anna', Niccolò Ammaniti.


Libro vuol dire libero 

Iniziazioni




Ricordo molto bene la mia iniziazione allo status di "lettore appassionato".
Ero in convalescenza per una brutta lesione al ginocchio.
Apatica, triste e annoiata, fui salvata da un romanzo che mi ha risvegliato da un lungo torpore.
Non sto parlando di tanti anni fa: avevo già ben 28 anni.

Non provo vergogna a dirlo, come non avevo vergogna a confessarlo allora, nonostante le espressioni sbigottite che quella affermazione comportava. Non mi piaceva leggere. Non mi piaceva per niente. Ritenevo di trascorrere e di aver già trascorso troppo tempo (a sgobbare) sui libri, per potermi avvicinare ad essi anche nel tempo libero. 
La letteratura per me era soltanto un lontano ricordo del liceo (quando ero troppo adolescente per poter esserne appassionata) ed i libri che avevo letto potevano essere contati sulle dita delle mani.

Poi, finalmente, la svolta. Ricordo ancora le parole di chi me lo prestò: <<Sono sicura che questo autore ti piacerà, vedrai!>>. 

Il romanzo era Ti prendo e ti porto via, di Niccolò Ammaniti.
In seguito, ho letto quasi tutti i suoi libri, sempre più stupita, meravigliata ed estasiata. Se immagino di osservarmi dall'esterno mentre leggo un libro di Ammaniti, vedo una donna assorta in un mondo lontano, in un susseguirsi di sorrisi, occhi sbarrati per la sorpresa, bocca improvvisamente tappata dalla mano per lo stupore, imprevedibili sussulti vocali.

Un altro romanzo di Ammaniti, Come Dio comanda, ha rappresentato la mia iniziazione alla scrittura.
Mi aveva così appassionato, così messo in subbuglio, così tanto emozionato che non riuscivo a tenere tutto dentro. Dovevo tirarlo fuori e dare forma al tutto attraverso le parole. E così, aprii questo blog.

Qui sotto, il link al commento, che risale ormai a ben quattro anni fa. 

Come Dio comanda



Libro vuol dire libero 










Per non dimenticare






Ciò che conta, oggi, è avere memoria.

Stamattina, 27 gennaio, ho incominciato questo giallo svedese, e nelle prime pagine viene descritto il misterioso ritrovamento di una medaglia nazista.


Ecco cosa prova la protagonista di fronte a quella scoperta.


Il cuore aveva accelerato i battiti, la bocca le si era seccata e sulla retina avevano preso a scorrere le immagini dei cinegiornali e dei documentari che aveva visto sulla seconda guerra mondiale. 


Per non dimenticare.

Libro vuol dire libero 





'Il demone' di J. Tanizaki



Le prime sensazioni? Un'angoscia opprimente. L'agitazione che ti assale. Il demone.

Gli ambienti sono angusti, essenziali, quasi soffocanti. I personaggi inquietanti. Saeki, il ragazzo che trascorre la maggior parte del tempo a tormentarsi. La cugina, Teruko, che appare come una ragazza spudorata e lussuriosa. Suzuki, quello che definiremmo generalmente un "pazzo". La madre di Teruko, zia di Saeki, che sembra soggiogata dalla figlia e dal terrore.

Di certo, il romanzo è lo specchio di altri tempi (risale, infatti, al 1912). Tuttavia, la mia impressione è che rifletta, per certi versi, anche quella parte della società giapponese attuale che, pur attribuendo un'importanza fondamentale alla compostezza, alla dissimulazione di emozioni e sentimenti, al rispetto per il prossimo, riserva l'estrinsecazione delle pulsioni meno accettabili all'interno delle mura domestiche.

Avevo avuto una percezione simile anche leggendo, sempre di Tanizaki, La chiave (risalente agli anni '50), commentato in un post precedente (riportato qui sotto).

'La chiave' di J. Tanizaki


Queste sensazioni mi sono sembrate ancor più verosimili quando ho visitato il Giappone. Il dubbio si è insinuato in me nel momento in cui ho appurato l'esistenza di vagoni dei treni dedicati esclusivamente alle donne, per via dei silenziosi, nascosti e non denunciati palpeggiamenti da parte degli uomini.


In una parola: Soffocante.

Il segno che mi hai lasciato...
Finì di fumare, schiacciando il mozzicone nel posacenere, e si voltò verso la finestra: il cielo era tenebroso, privo di stelle. Non era riuscito a tranquillizzarsi completamente e la sua irritazione permaneva. Aveva l'impressione che innumerevoli, minuscoli gnomi si agitassero come vermi nel suo petto dandosi battaglia.


Libro vuol dire libero


Cent'anni di lettura



Qualche giorno fa mi sono trovata faccia a faccia con una dura realtà: la lista dei libri comodamente parcheggiati sugli scaffali della mia libreria e non ancora cominciati.

Continuando ad esplorare quei titoli, ho dovuto, peggio ancora, fare i conti con una realtà ben più dura: la lista dei libri ibernati, acquistati nel Paleolitico, aperti con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, cominciati nel Medioevo e chiusi definitivamente nel Rinascimento oppure conclusi nel Risorgimento.

Che frustrazione! 

La mia teoria è che non necessariamente ciò dipenda dalla qualità del romanzo (fermo restando un margine alquanto ampio di soggettività che incide sul giudizio); almeno per quanto mi riguarda, infatti, sono convinta che la capacità di giungere alla sezione 'Ringraziamenti' di un volume dipenda da uno strano incastro tra periodi di vita, lucidità mentale, volontà di immedesimarsi e riflettersi nelle pagine e capacità di concentrazione.

A voi è mai capitato di richiudere libri già cominciati? A quali titoli, in particolare, vi riferite?

Il mio primato va assegnato a Cent'anni di solitudine, di Garcìa Màrquez. 
Ora, non so se questa dichiarazione spudorata susciterà l'avversione e l'indignazione di qualcuno (o di molti). Fatto sta che l'ho aperto, cominciato e chiuso, senza concluderlo, per ben tre volte! Alla quarta volta, l'ho finito. 
E' stato bello, una vera soddisfazione. Indubbiamente, tirando le somme, mi è piaciuto molto. Alla fine ho avuto i brividi.
Forse semplicemente mi sentivo troppo smarrita tra tutti quei nomi così simili, e spesso perdevo il filo. 

Ad ogni modo, non mi piace affatto lasciare le cose incompiute. L'acquisto di un libro implica una promessa: giungere ai 'Ringraziamenti'! 
Quindi, non temete, libri, non vi sentite abbandonati. Interpretate il momentaneo parcheggio sugli scaffali come una villeggiatura: prima o poi vi leggerò! 

Libro vuol dire libero 

'L'orribile karma della formica' di David Safier




Se avete bisogno di una lettura divertente e distensiva, questo è il libro che fa al caso vostro.

Le vicende che la protagonista vive nell'"aldilà" sono raccontate con ironia e leggerezza, strappano sorrisi solitari e sono, a loro modo, avvincenti.

Tuttavia, le scenette divertenti si alternano a passaggi che, in maniera opposta e complementare, riempiono gli occhi di lacrimoni. Sono commoventi. E nella loro surreale assurdità, evocano profondi spunti di riflessione.

La piramide della complessità delle forme di vita raffigurata in copertina? La trovo tenerissima.

#librovuoldirelibero



L'orribile karma della formica

'Manna e miele, ferro e fuoco' di Giuseppina Torregrossa




Cominciamo la settimana con un salto in Sicilia.
È una donna che non si arrende, quella di Torregrossa.
Chi se non lei può comprenderne punti di forza e vulnerabilità? Lei, ginecologa impegnata anche nella prevenzione e nella cura del cancro al seno.
Adoro l'utilizzo di termini dialettali siciliani, usati in maniera spontanea ed armoniosa.
Ecco un passo del romanzo da non perdere.

Per la verità il suo stato di grazia non era tanto dovuto alla giovane età, quanto a una serenità istintiva. Il suo animo scoppiava di speranza e si sentiva padrona del suo futuro. Ma mostrare la propria forza ha un costo, perché gli uomini preferiscono avere a che fare con donne fragili. Perciò alcune mogli, un po' per compiacenza, un po' per comodità, preferiscono recitare la parte delle vittime. E' grazie a questa innocente simulazione che le donne riescono a navigare nelle acqua agitate della vita, tessono le trame delle loro storie, costruiscono i destini delle loro famiglie. Poi, a forza di recitare, finiscono per immedesimarsi in quel ruolo e anche questo ha il suo costo, si sa che il potere è dei consapevoli.






Una bella sinfonia

Ascolta: Questa sinfonia





La biondina avanza lungo il marciapiede ampio, a testa alta, con passo deciso. Le larghe zampe di stoffa dei pantaloni ondeggiano al ritmo della sinfonia che imperversa nella sua mente. Il vento si infila nei capelli ondulati, rimarcando la riga che le divide la testa perfettamente a metà. 

Di fronte a lei, scorge un paio di occhiali scuri ed un baffetto corvino sotto il quale si impone il labbro inferiore rosso e carnoso: quel volto sembra venirle incontro in mezzo alla folla ordinata. 
Ecco che la sinfonia si fa più complessa ed i toni ascendono: il tizio languidamente abbassa gli occhiali lungo il naso, lasciando che i suoi occhi incrocino quelli lucidi della biondina. 
Lallazioni corali incalzano: le distanze si accorciano, i due si avvicinano, si fissano per un istante, sorridendo di sottecchi; non distolgono lo sguardo, voltando il capo mentre si incrociano e procedono in direzioni contrarie. Continuano a fissarsi, allontanandosi l’uno dall’altra.




Dimmelo con un disco

Dimmelo con un disco





Oggi inauguriamo una nuova sezione, una sezione dedicata alle emozioni suscitate dalla musica. 
Non la musica in generale, bensì la musica dimenticata e rispolverata, ricercata e ritrovata, usata e riportata a vita nuova: la musica di cui si parla in...

Dimmelo con un disco


Adoro tutto ciò che è multisensoriale. E' completo, rotondo ed esaustivo.
 
Perciò.... Buon ascolto e buona lettura!
 

'Fai bei sogni' di Massimo Gramellini





Un bellissimo regalo di Natale.
 "Mi è sembrato proprio quello giusto per te", hanno detto. 
Un po' per il titolo, innegabilmente di buon auspicio. Un po' per la trama. 

Aperto il pacchetto, la copertina mi è piaciuta tantissimo. Non credete che abbia un ruolo fondamentale, una copertina? Azzurra, come il cielo e come il mare. Con un bambino che stringe, mediante un filo sottile, un palloncino rosso e che, nella mia mente, sta per lasciarlo. 
Se qualcuno sceglie il libro per me, di solito non leggo la trama, perché il più delle volte mi condiziona: non mi lascia godere i colpi di scena ed il susseguirsi naturale degli eventi. 
- Se scelgo io il libro per me, per lo stesso motivo, la leggo velocemente e poi, imperativamente, dimentico.

Lo so, mi sto perdendo in dettagli inutili. Credo che stia accadendo perché mi risulta complicato commentare il contenuto del romanzo. E' sempre difficile, se non impossibile, commentare una storia di vita. Una storia di vita vera, reale, vissuta da personaggi troppo in carne ed ossa per poter essere analizzati, in luoghi troppo vividi e carichi emotivamente per poter essere delineati. Il tutto descritto con uno stile linguistico così semplice ed efficace da poter essere soltanto letto, esperito, immaginato.

E' vero, siamo tutti un po' orfani, nella vita. Tutti, prima o poi, ci imbattiamo in una qualche perdita, e non mi riferisco, in maniera alquanto riduttiva, esclusivamente a perdite di tipo luttuoso, perciò intese in senso letterale. Qualsiasi cambiamento, infatti, comporta una perdita. Ed il cambiamento, nella vita, è inevitabile: il tempo scorre, le esigenze cambiano, i desideri ed i sogni evolvono, i luoghi si sostituiscono e le persone si susseguono. 
Ma quanto è arduo accettare le perdite. Sebbene sia naturale e prevedibile, è sempre, sempre almeno un poco problematico. Ed ecco che la nostra mente elabora le strategie più disparate per proteggersi dalla sofferenza che in maniera ineludibile una perdita comporta. La realtà, tutto ad un tratto, si impone davanti a noi e, pretendendo di essere presa in considerazione, abbatte tutte le fortezze ingegnosamente e faticosamente innalzate.
E' quello il momento in cui, per l'ultima volta, stringiamo il filo del palloncino più forte che possiamo e dopo, insieme alle lacrime che non sapevamo di possedere, guardiamo il palloncino volare via, in alto, sempre più in alto, finché non scompare dalla nostra vista, certi che, tuttavia, resterà sempre nel nostro sguardo.



Il segno che mi hai lasciato...
Solcai a grandi passi il salottino del residence alla ricerca di qualcosa di appagante da distruggere. Finché tra il divano e le tende vidi un tremolio bianco. Billie. Spaventata, ma soprattutto offesa: senza amore com'ero, la stavo affamando. Caddi in ginocchio e la strizzai in un abbraccio che me ne ricordava uno lontano. Mi uscirono lacrime che non sapevo di possedere. Billie le leccò tutte con pazienza e il furore un po' alla volta evaporò.


In una parola: Lacrimoso

#librovuoldirelibero


Libro vuol dire Libero