'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee




Ho sentito parlare molto di questo romanzo. 
Quando Harper Lee è venuta a mancare mi sono imbattuta in un breve servizio al telegiornale, di cui ricordo soltanto il fotogramma di un affascinante Gregory Peck sotto il tipico porticato di una casa statunitense. Il volume era già nella lista di titoli in cui a breve mi sarei immersa. 

Ma che grande sopresa che è stato questo meraviglioso romanzo. Sapevo che trattasse di discriminazione e così credevo, erroneamente, che avrei letto una storia pesante, difficile da seguire. Mi sbagliavo completamente. Sono gli occhi di bambina a raccontare il tutto; gli occhi di una bambina impertinente, sveglia ed intelligente, Scout, che fa coppia fissa con il fratello, Jem. 
E' stato proprio il modo innocente e semplice di raccontare fatti così dolorosi a farmi innamorare. 
E' un racconto da cui si può facilmente trarre spunto per approfondire delle vicende: le conseguenze della guerra di secessione, la difficoltà di rinunciare alla schiavitù quale istituzione incontrovertibile, una società fatta come una scala, in cui ciascun gradino si sente superiore a quello immediatamente precedente e a tutti quelli che sovrasta. 
Senza ombra di dubbio, anche a distanza di cinquant'anni dalla pubblicazione del romanzo, risultano di grande attualità il pregiudizio di cui l'essere umano è spesso schiavo, la paura della diversità, l'arroganza e la fame di potere che caratterizzano certi individui. Ma è permeata di tanta dolcezza la mancanza di comprensione di certe dinamiche del mondo adulto, di alcune categorie preconcette che una bambina di otto anni non sempre riesce ad applicare. 
Altrettanto tenero è il modo in cui, pur non riuscendo sempre a darsi spiegazioni convincenti a livello cognitivo, Scout riesce a percepire pienamente il disprezzo di alcune parole e la mancanza di rispetto sottesa ad esse. Esemplificativo è, a tal proposito, l'utilizzo del termine negrofilo che un compagno di scuola di Scout attribuisce al padre di quest'ultima, Atticus. Scout, infatti, dice: Cercai di spiegare ad Atticus che non era stato tanto quel che aveva detto Francis a farmi infuriare, quanto il modo in cui l'aveva detto. Estremamente saggia è la risposta del padre che bonariamente sentenzia, cercando di calmarla: Bimba mia, non è mai una vergogna sentirsi buttare addosso una parolaccia. Dimostra soltanto quanto sia meschina la persona che te la dice: a te non può fare alcun male.  
Un prototipo di bontà, di saggezza, di imparzialità, di integrità morale, Atticus; sono ben visibili gli sforzi di quest'uomo di tirare su nel migliore dei modi i due figli, che crescono in assenza della figura materna. Chissà che non ci sia un pizzico di idealizzazione nelle descrizioni di quest'uomo fatte dagli occhi di bimba.

Tutte le vicende raccontate sembrano quasi fare da sfondo alla realtà a misura di bambino vissuta dai due fratellini, fatta pur sempre di scuola, piedi nudi nel terreno, curiosità e scenette teatrali improvvisate per combattere la noia, sfida all'autorità e punizioni sensate. 
Per quanto mi riguarda, tra le righe del romanzo ho colto anche la complessità di un mondo complementare a quello infantile, ovvero quello genitoriale: un compito arduo che tuttavia, a mio parere, viene eccellentemente svolto da Atticus, il quale in maniera coraggiosa e non senza sforzi protegge il delicato fiore che è l'infanzia e contemporaneamente lo lascia pian piano affacciare ad una realtà non sempre idilliaca, educando i bambini al rispetto, alla riflessione, al pensiero indipendente.

Un romanzo davvero degno del successo avuto in tutti questi anni e che continua a toccare nel profondo il lettore di tutte le età e di generazioni ed epoche diverse.


Il segno che mi hai lasciato...
Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. E' raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.

In una parola: Dolce
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