Calore d'infanzia

Ricordo sensazioni olfattive di fumo di stufa miste all’acquolina di bambina stimolata dal profumo di cene caserecce. 
Ricordo la casetta di mia nonna. Un piccolo nido familiare capace di mescolare entusiasmi incontenibili di bambini ubriachi negli echi di risate domestiche. 

Quella casetta nascondeva in ogni suo angolo, sotto i letti, nei cassetti della biancheria, nelle dispense, sotto il tavolo, innumerevoli storie di tradizioni popolari, che all’occorrenza venivano rievocate e raccontate a noi bambini nelle serene riunioni di famiglia. 

È nitida nella mia mente l’immagine della nonna che con convinzione e decisione prendeva la scopa dal ripostiglio per accomodarla davanti alla porta ogni notte di Natale, prima di spegnere le luci ed invitare tutti ad andare a letto. 
«Durante la notte di Natale, si muovono nel buio strane creature, figlie delle tenebre che escono allo scoperto solo in certi giorni dell’anno. Sono creature femminili, eteree, dagli occhi infossati e dai capelli spettinati; indossano abiti vecchi e stracci e si muovono in assoluto silenzio, senza poggiare i piedi per terra. Vagano per le strade, passando di casa in casa; entrano dalla porta e furtive si infilano nelle camere da letto dormienti, in cerca di anime da rubare. Ma queste stesse creature sono estremamente curiose e possono perdere tanto tempo ad analizzare i dettagli delle cose in cui si imbattono. Perciò noi dobbiamo poggiare la scopa davanti alla porta. Le creature delle tenebre si mettono a contare le setole una ad una; ma contando contando, perdono il filo ed ogni volta devono ricominciare da capo. Così il tempo scorre, senza che loro se ne accorgano, ed arriva l’alba. Il sole che sorge le porta via con sé nella luce di un nuovo giorno».







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