'Non è la fine del mondo' di Alessia Gazzola




Mi piace molto quando qualcuno mi consiglia un libro. 
La gioia della condivisione è contagiosa. E poi un libro rispecchia sempre una sfumatura della persona che lo ha scelto: è come se potesse aiutarci a conoscere meglio quella persona.

Senza cadere in ulteriori divagazioni, è facile intuire che questo romanzo mi è stato prestato; e questo è stato di certo un modo per sfatare la mia rigidissima convinzione secondo la quale non posso leggere un libro se non è di mia proprietà. E' che mi infastidisce non poterlo fare mio: sottolineare, piegare i lembi della pagine, prendere appunti, renderlo un prolungamento del mio corpo.
Eppure non ho potuto rifiutare. "Non sarà la fine del mondo", ho pensato (in maniera involontariamente assai pertinente), accettando lusingata l'invito, al candido: «La protagonista assomiglia tanto a te!».

Comincio a leggere e capisco di trovarmi di fronte ad una favola moderna. Non mi dispiace affatto, in questo momento. 
Effettivamente, man mano che scorro le pagine trovo dei punti in comune con la stagista trentenne che si racconta: sogna di andare a vivere, un giorno, in una villetta con i glicini; è spilungona; ha conseguito un dottorato di ricerca; è un po' sfigata; ha fatto i conti con la perdita del padre 15 anni prima; ha due nipoti. Ma guarda guarda, quanti aspetti in comune. 
Tuttavia, questa scoperta non mi rende entusiasta; al contrario, mi irrita. Perché immagino che, siccome si tratta di una favola moderna, la principessa riuscirà a realizzarsi professionalmente, incontrerà un facoltoso principe azzurro che farà di tutto per conquistarla, avrà la villa coi glicini e vissero tutti felici e contenti

Lo scenario che mi si prospettava non sarebbe stato affatto giusto. Perché, in questi tempi duri, non è più concesso credere nelle favole. Perché credere nella favole vorrebbe dire alimentare la speranza, e alimentare la speranza vuol dire confrontare in continuazione la realtà con quella che vorresti fosse la realtà; e il confronto non ti fa godere delle piccole gioie, che pure ci sono, perché non è quello che vorresti: sembra che ciò che vorresti non arrivi mai.

Ma per fortuna il romanzo non è così scontato nei contenuti. La storia ha del sognante, proprio come piace a me; proprio ciò che mi serve per rilassarmi ed estraniarmi dalla realtà. Alcuni passaggi molto simpatici mi aiutano, poi, a sorridere, spensierata. Il linguaggio è scorrevole e molto evocativo.
La narrazione è, al contempo, una fotografia abbastanza fedele della situazione di molti giovani, pluritolati, sfruttati e sottopagati. Preferisco non imbastire una polemica in proposito, perchè davvero potrebbe non avere fine. Ma quello che ho provato è stato tanto, profondo sconforto misto ad un piccolissimo barlume di speranza. 

In conclusione, una bella favola realistica.


Il segno che mi hai lasciato...
Ci sono momenti nella vita in cui devi scegliere se vendere la tua pelle per quattro soldi nell'ottica di un disegno più grande, o se devi resistere, salda nella convinzione che le cose si aggiusteranno, e che allora la svendita di ciò che sei e di tutto ciò che puoi dare in un futuro potrebbe solo ritorcersi contro, perché qualcuno potrebbe ricordarsi al momento sbagliato che sei stata capace di scendere a compromessi.

In una parola: Moderno
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