I pensieri che si diffondono



Ancora assonnata, esco di casa.

Contemporaneamente, il mio vicino, uscendo, chiude la porta. Lo saluto con un timido cenno del capo.
Eccola. Sempre di corsa, tutte le mattine. Che ansia che mi trasmette. Questo cancello è diventato pesante da aprire, non scorre agevolmente nella guida. Occorre del lubrificante. Devo ricordarmene al mio rientro.

Parto spedita, attraversando una parte del centro del paesino, dove studenti che dormono ancor più di me aspettano l'autobus alla fermata. 
Incrocio il signore con il cappello, che cammina spedito e, vedendomi, sorride di sottecchi.
Buongiorno signorina, vada adagio, che la strada è scivolosa per l'umidità della notte.

Alla seconda curva, il padrone del pastore tedesco insegue, goffo, il cane giocherellone che sfreccia nell'ampia piazzola del campo di calcio.
Corri, Arnold! Hey, ti prendo, sai? Vieni qui, fatti accarezzare questo testone. Accidenti, già le 7.30. Andiamo, su, che devo anche fermarmi a fare rifornimento.

Queste curve non finiscono mai. 
Ecco Fisichella di turno. Ma perchè mi sta alle calcagna, che odio. Più a destra di così... devo schiantarmi nella cunetta, in modo che mi sorpassi comodamente?
E sbrigati! Che lumaca. Ora sorpasso. No, c'è un'altra curva. E' tardi. Non riuscirò a timbrare in tempo. Approfitto del rettilineo: ciao ciao!!!

Passo accanto al carcere. Intravedo un uomo dietro le sbarre di una finestrella.
Che sole meraviglioso stamattina. Ma chi me lo ha fatto fare di correre quel maledetto rischio? Vorrei solo stare a casa mia.

Cerco di immettermi quatta quatta sulla strada a scorrimento veloce.
- Hey, ferma dove sei!
- Lo sa che ha lo stop?
- Fammi strombazzare, per sicurezza.
- Vado di fretta!

Arrivo al semaforo, mi metto in coda ad attendere il verde. Dal lato opposto, sfreccia un suv, guidato da una signora con gli occhiali.
E' troppo grande per me. Non riesco ancora ad abituarmi alle misure. E poi devo avere sempre il terrore che nel parcheggio della scuola quelle pesti me la graffino. Credo proprio che al più presto tornerò ad un'utilitaria di seconda mano.

Dopo duemila manovre, parcheggio tra due auto. Devo mettermi il mascara. Cambio stazione radio, abbasso il finestrino. Il camper malandato, poco più avanti, è parcheggiato sempre qui. Ma che ci fa quel carrello della spesa davanti alla porta?
Fino a quando posso andare avanti così? Il fiume sotto questo ponte mi sta marcendo le ossa. Mah, speriamo che il comune mi assegni presto un alloggio. Intanto, vado a cercare qualcosa da mangiare.

Mi avvio a piedi alla fermata del bus. Una donna che incontro ogni mattina ha ingranato la retromarcia per parcheggiare.
Devo togliere l'adesivo "Bebè a bordo" dal lunotto posteriore. Direi che Cecilia ormai è cresciuta abbastanza. Dopo andrò a comprarle l'uovo di Pasqua. Meglio che mi sbrighi, o perderò il bus.

Che belli quei gabbiani lassù, volteggiano beati... Di certo staranno godendo di una vista spettacolare su questo meraviglioso golfo.
Si mangia, laggiù? Vedo un ratto succulento e un umano che adagia uno di quesi sacchetti delle sorprese che noi tanto amiamo. Meglio andare a dare un'occhiata. All'arrembaggio!  

Libro vuol dire Libero 
 
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