'La solitudine dei numeri primi' di Paolo Giordano





Più di una persona, di fronte alla copertina del libro che avevo tra le mani, ha espresso disappunto, sostenendo che si trattasse di una storia triste. 
Non capivo il perché. 
D'altra parte, io credo che certe rappresentazioni non facciano altro che ritrarre la realtà. Quella che stavo leggendo mi sembrava solo una storia di vite che si incrociano, si sfiorano  e si intrecciano in modo anomalo, destando la mia curiosità di lettrice.
Mi è piaciuto l'incipit, in cui i due protagonisti vengono fotografati singolarmente, in modo schietto. Mi è piaciuto anche il modo in cui la storia prosegue, attraversando gli anni, affrontando gli inevitabili cambiamenti, raccogliendo pezzi di vita ed evidenziando ciò che invece resta immutato nel tempo.
Soprattutto nella prima parte, devo ammetterlo, mi sono lasciata condizionare dalla deformazione professionale, che mi ha portato ad interpretare le pagine come la descrizione quasi perfetta di due casi clinici. Alice, di nome e di fatto. Mattia, che a tratti mi ricorda Jonh Nash di A beautiful mind. I loro genitori ed i comportamenti disfunzionali. Le figure, alcune insignificanti, altre considerate importanti, che con il passare del tempo gravitano intorno ai protagonisti. Tutte descrizioni molto verosimili.
Ben inseriti nel corso del romanzo sono i pensieri sconnessi di Mattia, che si perdono in dettagli irrilevanti cercandone sistematicamente una spiegazione matematica. Li ho percepiti come intrusioni impreviste ma armoniose, interruzioni nel flusso naturale della storia solo apparentemente inopportune, al contrario molto utili alla caratterizzazione del personaggio.  
Il finale, però, me lo aspettavo diverso. Effettivamente mi ha intristito (dopo avermi irritato). Sarà che preferisco le conclusioni ben delineate e magari anche scontate.

Mi hanno fatto sorridere le sfumature di evoluzione di alcune tecnologie. In particolare, quello che oggi sarebbe un banale selfie, viene così descritto:
Lei prese in mano la macchina fotografica.
«Non ha l'autoscatto» disse. «Dobbiamo farla alla cieca

Merita un piccolo commento il meraviglioso formato flipback. Io l'ho adorato. Per me che leggo in viaggio è una comodità senza precedenti: la dimensione del testo risulta invariata, ma le dimensioni totali del libro sono visibilmente ridotte; il tutto, mantenendo lo stesso piacere delle pagine di carta del libro. Infatti, mentre leggevo, mi sono sorpresa spesso a toccare con i polpastrelli le pagine lisce come seta e sottilissime.


Il segno che mi hai lasciato...
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.

In una parola: Solitario 


Libro vuol dire Libero 


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