'Il veleno dell'oleandro' di Simonetta Agnello Hornby



E così, ho finito l'ultima pagina, chiuso il libro da destra verso sinistra e, rivoltatolo, riaperto da capo, per leggere di nuovo il primo capitolo del romanzo. Non mi era mai successo. Ma dovevo fare ulteriormente ordine nelle vicende e, soprattutto, assecondare la mia mente, consentendole di permanere, beata, ancora un po' nella storia. Avrei addirittura continuato oltre il primo capitolo.

Con Torregrossa mi sono avvicinata alla scottante, ammaliante Sicilia letteraria. Essendone rimasta folgorata, non ho potuto resistere a questo libro rosso che brillava sull'espositore centrale dell'immensa Feltrinelli. E mi sono innamorata di Simonetta Agnello Hornby. 

Gli oleandri: bellissimi ma velenosi. Sono rimasti nella mia mente da quando, tempo fa, ho sentito del ritrovamento di una coppia di giovani che avevano deciso di vivere dei frutti della terra, allo stato brado, ed avevano ingerito, ignari, foglie di oleandro.
Una tortura simile viene inferta, nel romanzo, a chi non obbedisce: viene messo, nudo, mani e piedi legati, su un "letto di oleandri". Eccola, la Sicilia dell'onore, del rispetto e dell'obbedienza, principi da non violare per nessuna ragione al mondo, che tu sia bianco o nero, povero o ricco, potente o sottomesso. 
Le file di occhi spalancati nelle cave oscure della Pedrara mi fissano. La Pedrara: questa villa circondata da boschi e serre da coltivazione, in cui si affiancano facciate conviviali a facciate misteriose. La Pedrara conviviale, che ospita la famiglia allargata della zia Anna e coloro che le gravitano intorno, mi riporta alla tenuta "Le tre Marie" di La casa degli spiriti, per l'atmosfera che percepisco come surreale, immersa in un mondo sognante e che ridesta il passato dell'infanzia di fratelli geograficamente divisi dal tempo: le cene fatte con menu di primo e secondo piatto, l'odore della cipolla che imbiondisce nel tegame con l'olio, sommersa poi dai piselli; il pane bagnato nell'unto della frittata.  
Tuttavia, la facciata preponderante è quella del mistero, dei labirinti sotterranei, della caccia al tesoro di nonna Mara, delle figure losche che manovrano, nascosti, i movimenti di burattini inconsapevoli.

Due sono le voci narranti, che si alternano nel romanzo in una sorta di diario mentale. Si tratta di Mara e Bede, i quali, nella diversità della psicologia e dei vissuti, raccontano le molteplici sfaccettature di storie comuni. Il presente, che comprende un arco temporale molto breve (meno di una settimana), si alterna con tuffi in un passato altrettanto avvolto nel mistero.
Affascinante il personaggio di Bede, seducente spirito libero  con il corpo di un dio greco, amante del bello e della lussuria, ma che viene rappresentato quasi come un essere al di sopra del bene e del male, nella sua particolare natura. Incantevoli i passaggi in cui Bede racconta dall'aldilà.

Le pagine mi hanno tenuto con il fiato sospeso. Quando non leggevo, pensavo al romanzo e continuavo assorta a vivere quelle scene, descritte da una prosa così semplice, così scorrevole e vicina al popolo, perché costellata di espressioni e termini dialettali siculi ("Tu si' nuddu ammiscatu cu nenti").

E adesso, vado subito a cercare un altro libro della stessa  autrice, a me così congeniale.

Il segno che mi hai lasciato:

«Che significa 'contro natura', in fondo?» chiese Thomas, e mi guardò.
«Lo decidono gli uomini per mantenere il potere e il controllo sugli altri uomini, ma nulla è contro natura, se avviene nella natura, nel mondo minerale, vegetale o animale», risposi io. «Lo sosteneva vostro nonno - purché non si faccia del male agli altri e si proteggano i deboli.»

In una parola: Ammaliante

Libro vuol dire Libero 

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